Dopo lo stop imposto dal Covid, è finalmente cominciato il percorso di ascolto degli abitanti di Tor Bella Monaca per la riqualificazione di Largo Mengaroni, nell’ambito del progetto Cresco promosso dalla Fondazione Paolo Bulgari, dal Dipartimento Dicea della Sapienza, e dall’Associazione culturale Cubo Libro, in collaborazione con il VI Municipio.

Cresco – un cantiere educativo

Due gli incontri organizzati questa settimana con singoli abitanti attivi nella piazza; saranno seguiti a breve da molte altre occasioni di scambio con tutto il quartiere per raccogliere bisogni, input, idee, e riprogettare insieme lo spazio pubblico. Il resoconto del primo incontro è stato fatto in versi da Giada Giorgi, giovanissima attivista,  antropologa, scrittrice. Restituisce a regola d’arte il senso del percorso e la sua fondamentale importanza (nel senso autentico di ‘fondamenta’).

«Oggi Roberto ha detto così

ha detto

dobbiamo rammendare i palazzi

L’arte del rammendo

Il problema è mantenere le cose

Le cose belle

Venite qui ce le portate

Ma poi come le manteniamo?

E Maria stava a bocca aperta

Maria diceva

Ma come?

Vi portiamo gli alberi

Gli alberi in piazza!

Iiiih!

Vade Retro! ha detto la figlia di Elvira

Che ce volete mette  qua?

Le piante in piazza?

Così ingialliscono come l’altre?

C’avemo una pineta che ce la invidiano tutti

Non ce serve l’alberello in piazza

Che famo dopo

Se l’alberello non lo cura nessuno

Che famo?

Noi volemo

L’area giochi recintata

l’area giochi barricata

I chiodi per terra

Che i motorini passano qua

Che qua è una pista de motocross

Volemo er pavimento cinetico

De gomma piuma

Che i bambini non se fanno male

Oppure ce metti il custode

Ce metti il custode così dai lavoro a qualcuno

Qualcuno che custodisca

Qualcuno che custodisca la bellezza

Che la recinti

Io voglio che mi fio giochi

In mezzo alle cose belle

Che i bambini è un attimo

Che ce l’hai vicini e un attimo dopo

Non li vedi più

Io c’ho paura che chiudo gli occhi

E quando li riapro mi fio non lo vedo più

Non so dove è finito

Non so dove è finito e non è stato in mezzo alle cose belle

Qua il problema non è farle le cose

Il problema qua

Le cose

Il problema

è mantenerle.

E io so stanca

So stanca de sta qua

Qua che ce se dimenticano tutti

Talmente tanto che alla fine

Ce semo dimenticati pure noi

De noi

L’ascensore è rotto da anni

Al secondo piano

E non ce lo vengono a riparare

E allora ce lo ripariamo da soli

Ce mettiamo i ragazzetti

Così se imparano un mestiere

Pensando a curare una cosa di tutti

Io so stanca

So stanca de esse dimenticata

Il problema non è creare le cose belle

Il problema è mantenerle

Il problema è rammendare

rammendare fatto bene però.

E io?

Io

Da quando non tratto più

Le persone come cose

E le cose come persone

Ogni giorno

Da un po’

Ogni giorno

rammendo

Ogni giorno non creo niente

ma tesso

Rammendo

Pulisco

Sistemo

Cucino

Lavo i piatti

Parlo molto

Chiedo come stai

Studio con lentezza

La piantina sul balcone sopravvive

E non ho più voglia

Di fuggire lontano

E allora penso a Jean Pierre Olivier de Sardan

Che dice

Bisogna, sul campo, aver perso tempo, un sacco di tempo, per capire che quei tempi morti erano tempi necessari

Ma senza scomodare Jean Pierre

Facciamo che stavolta penso

Penso a un insegnamento più alto

Che qua il problema non è farle le cose

Il problema qua

Le cose

è mantenerle

Penso a Roberto

Penso all’arte del rammendo».

Giada Giorgi