ROMA SCUOLA APERTA

IL VADEMECUM DELLE SCUOLE APERTE E PARTECIPATE

L’improvvisa serrata delle scuole e l’avvio della didattica dell’emergenza causa Covid-19 hanno evidenziato una volta per tutte quale ruolo strategico possano svolgere i genitori in seno alla comunità educante. E non solo al livello di singoli nuclei familiari, con milioni di madri e padri intenti ad assistere i propri figli nella complessa opera di ri-connessione con l’istituzione scolastica.
Un ruolo di primo piano è stato esercitato in queste settimane dalle Associazioni e dai Comitati genitori presenti all’interno delle scuole, come mostra in parte anche Roma scuola aperta, il Vademecum delle Scuole Aperte e Partecipate realizzato da Movi e Fondazione Paolo Bulgari, consultabile e scaricabile qui a fianco. Nelle scuole già in rete con il territorio, la collaborazione tra dirigenti, insegnanti e associazioni genitori ha permesso di raggiungere le famiglie e i ragazzi più in difficoltà, e di non lasciare nessuno indietro. Il Vademecum dei genitori attivi, quindi, può rivelarsi uno strumento utile anche nei prossimi, delicatissimi, mesi autunnali, di prudente ma necessaria riapertura delle scuole.
A partire dall’esperienza pregressa di una sessantina tra Associazioni e Comitati presenti sul territorio romano, il Vademecum spiega passo per passo come e perché ci si può mettere insieme, costituire un’Associazione, redigere un progetto, entrare nel Piano di Offerta Formativa, fare un’assicurazione, organizzare le attività, fare valutazione e programmazione, eccetera. Una guida dettagliata che è allo stesso tempo un invito alla mobilitazione e alla cittadinanza attiva a sostegno del nostro più importante bene comune minacciato da una drammatica pandemia (anche) educativa.

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Rafforzare la rete delle scuole aperte al territorio e alla società civile, soprattutto in periferia, sostenendo e potenziando il capitale sociale, educativo e umano rappresentato dalle associazioni genitori. È questo l’obiettivo della collaborazione tra la Fondazione Paolo Bulgari e l’Associazione Genitori della Scuola di Donato.

Il progetto prevede la realizzazione di alcuni strumenti di comunicazione e di sensibilizzazione rivolti alle associazioni già attive sul territorio romano, al personale delle scuole e a tutti quei genitori che vogliano diventare attori del bene comune, impegnandosi in prima persona al fianco della scuola e del proprio territorio.

A partire da quanto appreso in oltre 15 anni di vita dall’Associazione genitori della scuola Di Donato, presente dal 2003 nel quartiere Esquilino, il progetto intende fornire una guida agile, pratica e coinvolgente a chiunque voglia attivarsi per la propria scuola, contribuendo a sciogliere il rebus della costituzione di un’associazione genitori in rete con la scuola e il rompicapo della gestione dei beni comuni. Oltre a un vademecum, ricco di tutte le informazioni utili (dall’identificazione dei bisogni alla costruzione del progetto, dall’affidamento degli spazi alla promozione delle attività, eccetera), la Fondazione realizzerà il sito della rete delle Associazioni genitori di Roma, dove le realtà già attive potranno condividere informazioni e iniziative, e sviluppare strategie comuni.

Strumenti agili e facilmente accessibili, al servizio dei genitori e di tutte le persone di buona volontà che vedono nell’istituzione scolastica non solo un tornaconto immediato per i propri figli, ma uno straordinario patrimonio comune da sostenere, valorizzare e aprire ai territori anche oltre l’orario scolastico. A Milano il modello delle scuole aperte è stato riconosciuto e fatto proprio dal Comune. A Roma le Associazioni Genitori sono già una trentina, ma la strada da fare per diffondere le esperienze, farle crescere e metterle in rete, è ancora molto lunga. La Fondazione Paolo Bulgari intende percorrerla, lavorando al fianco di tanti genitori consapevoli.

Tante sono, com’è noto, le difficoltà in cui si dibatte la scuola. Oltre a una serie di problemi strutturali che si trascinano da tempo – la complessa gestione di un apparato mastodontico, la progressiva svalutazione sociale del ruolo del docente, il rebus della formazione degli insegnanti, la chimera della valutazione, eccetera – a pesare sempre di più sulla sfida educativa sembra essere – secondo numerosi e qualificati osservatori – la crisi conclamata della funzione genitoriale, ovvero la difficoltà da parte di tanti genitori di definire coordinate educative e valoriali chiare per i propri figli. Il fenomeno è complesso e sfaccettato. Si può tradurre nella delega in bianco della funzione educativa alla scuola da parte di genitori in carriera, perennemente attardati in ufficio o viceversa travolti dalla crisi del lavoro. Oppure si evidenzia negli interventi a gamba tesa sull’enclave scolastica di tanti genitori compulsivi e iperprotettivi (spesso del loro unico figlio). Famiglie ‘collusive’, le ha chiamate Marco Rossi Doria, che difendono i propri figli dalle regole dalla scuola. “La scuola, a sua volta, dà per scontato che le regole si sono stabilite a monte di sé, come era al tempo nel quale la maggioranza dei prof. andava a scuola (la media di età dei docenti italiani è tra le più alte del mondo). Ma non è più così. Perché i nostri padri e madri erano d’accordo con i prof, ‘a prescindere’ come diceva Totò. Ora non più. E allora bisogna dedicare tempo a un nuovo patto tra adulti» (E. Manera, La lingua della vita. Rossi Doria e la lettera dei 600, «Doppiozero», 2017, http://www.doppiozero.com/materiali/la-lingua-della-vita).

Alla moltiplicazione di episodi e contesti conflittuali (di cui sono lastricate le cronache), che hanno spinto molte scuole a sperimentare nuove strategie per responsabilizzare le famiglie, ha fatto tuttavia da contraltare negli ultimi vent’anni la crescita di movimenti e iniziative di genitori consapevoli e collaborativi, mossi da un genuino interesse verso la scuola in quanto bene pubblico, e non da mere ragioni ombelicali. Un ruolo significativo ha avuto in questo senso la fioritura di Associazioni genitori che hanno sperimentato la ricerca di soluzioni creative per amministrare la scuola insieme alle istituzioni, nel rispetto dei ruoli e delle diverse prerogative. Tante e diverse le pratiche, le esperienze, i progetti messi in essere, da Roma a Como. Una menzione particolare merita in questo senso il lavoro pionieristico avviato nel 2014 dal Comune di Milano con la creazione di un ufficio ‘Scuole aperte’ orientato a fare emergere, diffondere e sostenere le risorse di attivismo espresse dai genitori.

“Il punto d’attacco è stato quello di tornare a considerare la scuola come un bene comune e socialmente condiviso – dice Giovanni Del Bene, ex dirigente dell’Istituto Comprensivo Cadorna e responsabile dell’ufficio – Un centro di istruzione ma anche un laboratorio di sperimentazione, luogo di aggregazione, partecipazione e cittadinanza attiva, aperto ben oltre l’orario canonico, snodo fondamentale della vita di un quartiere. In questa prospettiva, i genitori possono tornare ad avere un ruolo attivo e propositivo, sia come attivatori di relazioni tra scuole e associazioni locali, sia creando vere e proprie organizzazioni, gruppi o comitati, auspicabilmente in rete con le altre realtà già operanti sul territorio, in un processo che ovviamente deve essere governato. A Milano la collaborazione è regolata da una convenzione e può avvenire all’interno del Piano dell’offerta formativa, una scelta che garantisce dei vantaggi ma che significa minore autonomia, richiede il tempo (e la volontà) indispensabili a ogni processo di gestione condivisa”.

La collaborazione tra scuole e genitori va a beneficio di tutti: le scuole tornano al centro della città, guadagnando occasioni didattiche, collaborazioni, volontariato, bandi; i genitori e le realtà del territorio si assicurano nuovi spazi di partecipazione e di impegno civico; il comune – quando c’è e facilita il processo, come accade a Milano – ottiene a costo zero la valorizzazione di uno spicchio di città. La progettazione comune per rispondere ai bandi fa affluire alle scuole nuove risorse e possibilità didattiche che vengono attuate in collaborazione con le stesse realtà del territorio (esperti, associazioni musicali, teatrali, culturali, associazioni), in un circolo virtuoso che rinsalda l’alleanza civica tra scuola e quartiere, pubblico e privato.