Parole

Sono uno dei beni più preziosi di cui disponiamo, se non altro perché ci rendono uguali, come hanno insegnato Don Milani e Tullio De Mauro. D’altra parte, diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa, “parlare male significa pensare male”. Noi per primi, se vogliamo realizzare progetti destinati a durare, dobbiamo cercare le parole giuste per pensare bene i nostri interventi. Per questa ragione abbiamo pensato di approfondire, con l’aiuto della letteratura scientifica e di chi lavora sul campo, le parole che guidano l’azione della Fondazione. Tutte insieme vanno a comporre una piccola ‘cassetta degli attrezzi’, un glossario essenziale, che continueremo ad arricchire, ad aggiornare, a precisare, strada facendo.

Precoce (Intervento)

Che matura anzitempo. Dal latino praecoce(m), propriamente ‘cotto prima’.

Chi ha tempo, non perda tempo. Se c’è una cosa che la ricerca (in campo biologico, economico e sociale) ci ha insegnato in questi anni è l’importanza dell’intervento educativo precoce, soprattutto nei contesti svantaggiati. Nei primissimi anni di vita, ci dicono le neuroscienze, il cervello del bambino è incredibilmente plastico e ricettivo, e cresce in stretta correlazione con gli stimoli che riceve dall’ambiente circostante. Alla vertiginosa fioritura delle sinapsi – al ritmo di 700-1000 al secondo nei bambini appena nati – fa da contraltare infatti un processo di graduale sfoltimento delle connessioni scarsamente utilizzate (“pruning”, potatura), potentemente influenzato dalle sollecitazioni ambientali. “Nelle regioni della corteccia visiva, il pruning ha inizio già nel primo anno di vita e si completa tra il quarto e il sesto anno, mentre nei lobi frontali – le aree coinvolte nelle funzioni intellettive superiori – continua nell’adolescenza” (Daniele 2016).

L’importanza strategica del contesto esperienziale, affettivo e relazionale nei primi anni di vita, il suo impatto sulle possibilità di crescita sociali e intellettive del bambino, spiega l’importanza di attivare interventi educativi precoci soprattutto nelle situazioni di maggiore svantaggio sociale. Se è vero che le esperienze che generano stress e la povertà nelle sue molteplici dimensioni possono incidere sullo sviluppo cerebrale sin dalle prime fasi di vita, determinando rischi multipli e cumulativi nel tempo, l’offerta di stimoli positivi e opportunità di apprendimento nei primi 1000 giorni di vita, le buone pratiche a sostegno alle competenze genitoriali, la lettura precoce, eccetera, possono attivare le aree di sviluppo, rinforzare i fattori protettivi, migliorare la salute e il benessere, e contribuire a modificare le traiettorie di vita dei bambini svantaggiati.

Resilienza

Capacità di un materiale di resistere ad urti senza spezzarsi. Dal verbo latino resilire, ‘rimbalzare’, ‘saltare indietro’.

Usata correntemente in fisica per descrivere la proprietà dei materiali di assorbire urti improvvisi, in psicologia sta a indicare la capacità degli esseri umani di resistere a traumi, minacce o condizioni avverse della vita. In senso più lato, il termine resilienza può venire impiegato per indicare la capacità di tanti ragazzi nati in contesti difficili di riuscire ad eccellere nella scuola. Secondo un approfondimento compiuto dall’indagine internazionale Pisa di OCSE, ad esempio, quasi un terzo di tutti gli studenti OCSE in condizioni socio-economiche svantaggiate sarebbe ‘resiliente’, ovvero capace di collocarsi nel quadro superiore della scala di competenze di tutti gli studenti a livello internazionale (PISA Ocse, Against the odds, 2009).

I fattori alla radice della resilienza sono diversi e possono variare da persona a persona, da contesto a contesto. Secondo lo studio appena citato, all’origine delle prestazioni dei ragazzi resilienti non ci sarebbero solo fattori individuali (sicurezza in se stessi, motivazione, eccetera) ma anche fattori scolastici, come la bassa numerosità delle classi e il fattore tempo: gli studenti resilienti, ad es., risultano aver studiato in classe mediamente più ore rispetto a chi, come loro, proviene da contesti sfavorevoli e ottiene risultati più scarsi.

Nella accezione più genuina del termine, tuttavia, la resilienza non è una virtù gratuita. Lo scrive nero su bianco Marco Rossi Doria in Di mestiere faccio il maestro, vero e proprio inno alla resilienza dei ragazzi dei quartieri di Napoli: “(La resilienza) costa grande sofferenza perché porta il peso delle negazioni ripetute. Riduce di molto ogni quiete interna, ogni spazio interiore fatto per l’attesa e la riflessione, provoca una presenza immediata che si traduce in atto. I bambini e i ragazzi del quartiere prendono la resilienza dei loro genitori e della comunità di appartenenza tutta intera – e la costruiscono attraverso la pena della negazione – e poi riportano la resilienza in dono a tutti con gli occhi e con ogni movimento. Sono tenuti allerta da prima di nascere e ogni giorno che viene e poi contribuiscono a tenere allerta una popolazione che non può non stare allerta. Il loro moto perpetuo, i loro atti, la loro irriducibilità alla quiete e all’ordine normale, la forza dei loro sguardi che stentano a fermarsi non sono che questo” (Rossi Doria 1999, p. 161)

Ascolto

L’atto dell’ascoltare, spec. nelle locuzioni essere, stare, mettersi in a., stare, mettersi ad ascoltare; dare (o porgere, prestare) a., ascoltare, prestare attenzione a quanto altri dice

Qualsiasi intervento di sviluppo – di qualsiasi genere esso sia – non può non partire dalle orecchie. Ovvero dall’ascolto attento dei bisogni e delle risorse sul tappeto. Nel contesto educativo, in particolare, bisogna necessariamente sviluppare un udito speciale per stimolare e mobilitare la motivazione e la partecipazione di bambini e ragazzi. Gli esperti ci insegnano che interesse e senso di appartenenza si risvegliano solo quando i bambini si sentono parte di una comunità che li accoglie, dove ci sono adulti capaci di ascoltarli e dialogare con loro. “Se invece il percorso è calato dall’alto e il contesto non è preparato ad accoglierlo, si rischia che si realizzi una sorta di teatro della democrazia” (V. Baruzzi, Imparare la democrazia, 2007).

Il discorso può essere esteso a qualsiasi categoria anagrafica o sociale con cui si intenda avviare un progetto di aiuto: ascoltare permette di andare oltre gli stereotipi e di riconoscere nei soggetti che si vogliono sostenere delle risorse preziose. Uomini, donne, bambini, utenti, residenti, portatori di conoscenze, buone idee e soluzioni ai problemi, al posto di ‘beneficiari’ passivi, deboli, da proteggere, assistere, o sistemare da qualche parte.

La letteratura sull’infanzia, ad esempio, ci dice da tempo che bambini e ragazzi possono aiutarci a vedere e ad ascoltare con più attenzione il mondo nel quale viviamo. Ripensare uno spazio, una scuola, un quartiere, insieme ai bambini può costituire un punto di forza di ogni attività di progettazione, perché gli occhi nuovi dei bambini, non ancora assuefatti al noto, possono aiutarci a disegnare spazi più funzionali e vivibili per tutti, non solo per i più piccoli, come ci ha insegnato Francesco Tonucci: “Se il pensiero e la vita dei bambini diventano misura della città si offre un importante contributo alla salute psicofisica di tutti i suoi abitanti”. I bambini, ad esempio, ci fanno sentire la città non solo come un mero spazio fisico, ma come luogo di relazioni: quando sono ascoltati, e aiutati ad entrare in contatto con se stessi, i bambini ci insegnano che ragionare sui luoghi significa ragionare sulla vita, affrontare e occuparsi dei desideri più profondi.

Motivazione

In psicologia, quanto concorre a determinare il comportamento di un individuo o anche di una collettività: m. primarie, quelle tese al soddisfacimento di bisogni naturali e istintivi; m. secondarie, che soddisfano bisogni di carattere sociale e culturale. Dal latino motu(m), moto, movimento, participio passato del verbo movere.

È il motore silenzioso di ogni percorso scolastico di successo. Quel ‘non so che’ che dà uno scopo, una direzione, una piacevolezza alla fatica dello studio, creando l’angolo adatto, la giusta inclinazione, per andare a scuola. Accendere la motivazione, la disposizione allo studio, è uno degli obiettivi principali dell’azione educativa ed è uno dei risultati più importanti che possa conseguire. Perché significa ‘mettere in moto’ il desiderio di conoscere, fare e sperimentarsi, creando un effetto domino interiore che porta a una crescita autentica.

Facile a dirsi, complicato da mettere in pratica nell’orizzonte iper-stimolato, liquido, istantaneo, nel quale crescono oggi bambini e ragazzi. Particolarmente difficile, ovviamente, in quei contesti dove la scuola sembra parlare una lingua straniera. Per riuscirci bisogna abbandonare lo sterile rimpianto, ancora tanto in auge, per “la bella scuola di una volta” – cinghia di trasmissione di insegnamenti confezionati una volta per tutte, pialla educativa per bambini ‘tipo’ da riempire a forza di contenuti – e provare a mettere al centro dell’insegnamento la concretezza e la singolarità di ogni singolo bambino o ragazzo, come prevedono tra l’altro le indicazioni ministeriali. “Le trasmissioni verticali e standardizzate delle conoscenze, che comunicano contenuti invarianti pensati per individui medi, non sono più adeguate. Al contrario, la scuola è chiamata a realizzare percorsi formativi sempre più rispondenti alle inclinazioni personali degli studenti, nella prospettiva di valorizzare gli aspetti peculiari della personalità di ognuno” (Miur 2012).

Un contributo decisivo a sostegno della motivazione viene dalla promozione di pratiche didattiche attive e dinamiche, capaci di stimolare l’interesse e la partecipazione di bambini, così come dalla capacità dei docenti di promuovere un buon clima scolastico e il benessere degli studenti in classe. «Naturalmente la maggioranza degli insegnanti si preoccupa di instaurare relazioni positive con i propri alunni – scrive Andreas Schleicher, direttore per l’educazione e le competenze dell’OCSE – ma alcuni possono non essere sufficientemente preparati per gestire le difficoltà degli studenti e dell’ambiente scolastico. Un focus approfondito sulla gestione della classe e delle relazioni nelle attività di formazione e sviluppo professionale potrebbe dare ai docenti strumenti migliori per connettersi con i loro studenti».

Gioco

Gioco, dal lat. Iŏcus «scherzo, burla», poi «gioco». Qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive

“La cultura sorge in forma ludica, la cultura è dapprima giocata – scriveva lo storico Joan Huizinga, in Homo Ludens – Nei giochi e con i giochi la vita sociale si riveste di forme sopra-biologiche che le conferiscono maggior valore. Con quei giochi la collettività esprime la sua interpretazione della vita e del mondo. Dunque ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco. (Huizinga, Homo Ludens, Il Saggiatore, 1972). Il gioco è una dote innata e fondamentale dell’uomo. È il mezzo fondamentale per favorire nei bambini lo sviluppo cognitivo (Jean Piaget). È alla base di tutte le principali attività umane, dal linguaggio alla religione, e su cui è edificata la nostra stessa cultura.

I giochi ci avviano sul sentiero della conoscenza, nel segno del piacere e del divertimento. Accendono la curiosità, destano nuove domande, portano a guardare più in là di ciò che vedono i nostri occhi, spalancano mondi, ci stimolano a esplorare la realtà e la possibilità di cambiarla. In Italia, purtroppo, tranne qualche rara eccezione, il valore pedagogico del gioco non è ancora stato pienamente valorizzato.

Nel mondo della scuola, ad esempio, “il momento del gioco viene sottovalutato e non viene adeguatamente progettato. Pesa l’assenza di una formazione tecnico ludica per insegnanti ed educatori che, al di là delle loro personali sperimentazioni, non hanno l’obbligo di imparare a giocare” (CRC 2016, p. 160). Negli ultimi decenni, tuttavia, anche nel nostro Paese si va sviluppando la “ludopedagogia”, una metodologia educativa e un modello d’intervento sociale e comunitario basati sul gioco.

Formazione

Promuovere metodi didattici innovativi e inclusivi per formare e rimotivare il corpo docente, in modo da superare il metodo trasmissivo e asimmetrico della conoscenza a favore di una didattica aperta e partecipativa, può fornire un contributo fondamentale alla lotta alla dispersione scolastica.

Esperienza

Dirigenti e insegnanti in pensione possono contribuire al rilancio della scuola pubblica. Il loro capitale di conoscenze, esperienze, pratiche, può essere messo al servizio della gestione degli spazi della scuola, dei beni comuni del quartiere, anche per la realizzazione di attività in favore dei bambini e dei giovani. Allo stesso modo, la scuola può organizzare attività di incontro e scambio tra giovani e anziani per rinsaldare il patto intergenerazionale e il senso di appartenenza al quartiere.

Creatività

Favorire la creatività giovanile, con l’assegnazione di borse di studio, il sostegno ad organizzazioni e imprese culturali di giovani, può contribuire alla rigenerazione urbana e alla creazione di momenti di professionalizzazione di sbocchi lavorativi nei quartieri difficili.

Cooperazione

Sostenere le associazioni e le realtà di quartiere, e promuovere in collaborazione con loro e con le istituzioni pubbliche, l’individuazione, la gestione e la valorizzazione collettiva e a fini sociali di beni e spazi abbandonati, può offrire una risposta sostenibile al grande bisogno di riqualificazione degli spazi comuni e di disponibilità di luoghi per la ricreazione e la cultura nei quartieri sensibili.

Comunità educante

Insieme di soggetti, formali ed informali che, con ruoli diversi, perseguono finalità comuni legate alla presa in carico educativo-formativa dei ragazzi e condividono con le famiglie tale responsabilità.

Espressione introdotta alla fine degli anni Sessanta a indicare come l’intera comunità territoriale, il suo tessuto di istituzioni, organizzazioni, realtà formali e informali che ruotano intorno alla scuola, debba farsi ‘società educante’ (Raffaele Laporta). Sono anni nei quali da più parti si auspica una necessaria, inevitabile, convergenza tra l’azione della scuola e quella delle altre agenzie e istituzioni culturali. La scuola, ad esempio, non può essere lasciata sola nel promuovere il pieno possesso degli usi parlati e scritti della lingua, si legge nelle Dieci tesi per l’educazione linguistica e democratica, scritte nel 1975 da Tullio De Mauro per il GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica): «La complessità dei legami biologici, psicologici, culturali, sociali del linguaggio verbale; i suoi legami con altre forme espressive degli esseri umani; la stessa sua intrinseca complessità, evidente alle moderne scienze semiologiche e linguistiche, i suoi legami con la variabilità spaziale, temporale, sociale dei patrimoni e delle capacità linguistiche: ecco altrettanti motivi che inducono a capire e chiedere che non sia soltanto la scuola, e sia pure una scuola profondamente rinnovata e socializzata, cellula viva del tessuto sociale, a proporsi problemi e scelte dell’educazione linguistica”. L’idea di C. E. trova una sintesi efficace nella sentenza africana, “per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”. Per avere una prima, approssimativa, immagine della comunità educante, che unisca l’istituzione della Scuola a tutti coloro che, a vario titolo e in molti modi diversi, concorrono a fare scuola in Italia, dovremmo rappresentare insieme gli 8.200 e passa istituti scolastici principali (e 41.000 plessi) disseminati lungo la penisola, con un plotone di 680.000 docenti, 138.000 insegnanti di sostegno e 8500 dirigenti, e schiere di personale di supporto (bidelli, amministrativi, cuochi, funzionari dei servizi scolastici comunali, regionali, nazionali); un numero non quantificabile di insegnanti, educatori, esperti, psicologi, logopedisti, eccetera, impegnati in corsi, iniziative varie, attività di formazione e varie; tutte le istituzioni e gli enti dei territori in rete con la scuola –biblioteche, teatri, musei –, decine di migliaia di associazioni culturali, musicali, artistiche e tutte le società sportive, eccetera, che contribuiscono a vario titolo; e insieme, ovviamente, una popolazione di bambini e ragazzi superiore a quella di Lazio e Liguria, con i loro genitori, un plotone agguerrito che partecipa agli incontri con gli insegnanti, elegge i rappresentanti di istituto, a volte si riunisce in associazioni, eccetera. Un vero e proprio esercito, imponente e pacifico, una risorsa straordinaria per il presente e il futuro del Paese.

Bellezza

Recuperare gli spazi scolastici abbandonati e riqualificarli all’insegna della piacevolezza e della bellezza è un potente stimolo alla motivazione degli studenti e alla loro applicazione allo studio. Come dimostra la pedagogia moderna anche «lo spazio è educatore»: la funzionalità e la bellezza delle scuole aiutano i processi di apprendimento.

Apertura

Aprire la scuola al territorio anche oltre l’orario scolastico significa far diventare la scuola un bene comune e un presidio di legalità, avvicinare genitori e figli. Spesso nei quartieri difficili i locali della scuola rappresentano gli unici spazi pubblici eventualmente disponibili per poter svolgere liberamente attività ricreative, culturali, sportive.

Partner

“È più leggero il compito quando molti si dividono la fatica”, diceva Omero. Ed è molto più strategico, aggiungiamo noi. Solo unendo le forze e facendo gioco di squadra con chi condivide gli stessi obiettivi è possibile realizzare interventi di sistema, capaci cioè di dare risposte organiche, intersettoriali e multidisciplinari, a problemi complessi. Il verbo ‘cooperare’, d’altra parte, è alla base di ogni idea di ‘civiltà’, e deve essere il mezzo e il fine di ogni sfida educativa che si rispetti. Qui sotto, trovate una prima lista di partner della Fondazione Paolo Bulgari. Realtà molto diverse tra loro che abbiamo deciso di sostenere e con le quali cooperiamo in vista dell’obiettivo comune.

 

Assifero

Un ponte tra fondazioni, per costruire azioni di sistema

Aderire ad Assifero, l’associazione nazionale delle Fondazioni ed Enti filantropici italiani, è stato uno dei primi atti della Fondazione Paolo Bulgari. È nostra intenzione, infatti, cercare di lavorare in maniera strategica e integrata con altre realtà filantropiche che condividono l’urgenza di intervenire a sostegno della comunità educante per contrastare diseguaglianze e povertà educative.

Fondata il 14 luglio 2003 e diventata il punto di riferimento di oltre 100 Fondazioni private (di famiglia, d’impresa e di comunità) e altri Enti filantropici, Assifero si propone di promuovere e consolidare una filantropia istituzionale italiana più visibile, informata, connessa ed efficace, lavorando ogni giorno per aumentare la circolarità di informazioni, buone pratiche e approcci innovativi, e con l’obiettivo strategico di fare insieme massa critica, scalare modelli, rafforzare l’impatto sociale e promuovere, anche a livello nazionale ed europeo, un polo filantropico aggregativo. Le Fondazioni e gli Enti aderenti ad Assifero si riconoscono nei principi di carattere generale enunciati nella Carta dei Princìpi di Responsabilità.

Approfondimento

DICEA

LABSU, urbanistica e vita quotidiana

Il Laboratorio di studi urbani Territori dell’abitare (LABSU) dell’Università La Sapienza di Roma, dal 2010 si dedica, all’interno del Dipartimento DICEA, allo studio dei rapporti tra pratiche urbane e progettazione, tra urbanistica e vita quotidiana, oltre che dei processi complessivi di formazione ed evoluzione della città, con particolare riferimento alle aree di espansione insediativa e più specificamente alle periferie della capitale.

Lo studio realizzato dal DICEA è strettamente legato alla sperimentazione, volta a favorire processi di riappropriazione positiva dei luoghi anche attraverso la realizzazione di esperienze di ricerca-azione e di attivazione di processi partecipativi che sostengano in maniera efficace le forme di autorganizzazione esistenti sul territorio.

Gli approcci utilizzati dal Dipartimento sono in larga misura interdisciplinari, come richiesto dalla complessità delle problematiche affrontate e dalle innovazioni metodologiche in continuo divenire. A tal fine è di notevole importanza la coesistenza nel DICEA di un’ampia gamma di competenze specifiche: una ricchezza che offre alla qualità dei professionisti operanti al suo interno il valore aggiunto derivante dalla integrazione tra le diverse aree disciplinari afferenti il Dipartimento.

Forum Disuguaglianze e Diversità

Un laboratorio per la giustizia sociale

È la grande novità del panorama italiano della ricerca e della proposta economica, sociale, politica, a tutti gli effetti un oggetto non identificato di terzo tipo. In primo luogo perché il Forum è un ‘think to do’ che rimette finalmente al centro del campo visivo, fin dal nome e con grande forza, il tema delle diseguaglianze. Suo obiettivo, si legge nel sito (ricco di spunti, idee e proposte), è “disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze, aumentino la giustizia sociale e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona (diversità), e costruire consenso e impegno su di esse”.

In secondo luogo, come richiama la cornice prescelta, perché il Forum è un’alleanza culturale e politica, un ponte originale che unisce culture diverse, comunità sperimentali e istituzioni, pubblico e privato. Nato nel 2017 da un’idea della Fondazione Lelio e Lisli Basso, riunisce otto organizzazioni di cittadinanza attiva (Action Aid, Caritas italiana, Cittadinanzattiva, Dedalus Cooperativa Sociale, Fondazione Comunità di Messina, Legambiente e Uisp), decine di esperti e accademici in diversi campi, dall’economia al mondo della scuola, da Fabrizio Barca a Marco Rossi Doria. Nel 2020 la Fondazione Paolo Bulgari ha deciso di sostenere l’ultima iniziativa promossa dal Forum, il progetto “Per l’uguaglianza in istruzione”, perché del tutto coincidente con gli scopi della Fondazione. Attraverso questo intervento, il FDD “intende individuare un percorso politico insieme a tutte le forze attive nel vivo della società (associazionismo, autonomie scolastiche, regioni, comuni, sindacati, associazioni datoriali e professionali, ecc.) insieme con le istituzioni di ricerca impegnati nello studio e nel contrasto di ogni forma di ghettizzazione/segregazione in età precoce. Si tratta di mettere al centro della politica italiana la promozione del sapere presto nella vita di ciascuno/a e la uguaglianza in educazione per tutti/e i bambini/e e ragazzi/e rilanciando il dettato costituzionale che intende la scuola pubblica uguale per tutte e tutti e, al contempo, lavorare a un insieme di dispositivi capaci di costruire un’agenda della ‘discriminazione positiva’ in campo educativo dando davvero di più a chi parte con meno nella vita”. Nel biennio 2020-2021, il FDD si propone di promuovere un’agenda dell’uguaglianza in educazione e un forte movimento advocacy, una prima mappatura di 20 quartieri in crisi educativa severa, e di accompagnare almeno 3 di questi quartieri a un modello di progettazione mirata allo sviluppo locale ed educativo secondo i modi di una ‘sorvegliata sperimentazione’. La Fondazione Paolo Bulgari c’è e sostiene questo percorso.

Progetto “Education Forum”
Cubo Libro

Lo spazio che crea spazio

Associazione culturale, spazio che crea spazio, biblioteca autogestita e popolare, ritrovo e punto di aggregazione sul territorio… Cubo Libro a Tor Bella Monaca è tante cose insieme racchiuse in una piccola struttura di 30 metri quadrati piena zeppa di libri, affacciata su Largo Mengaroni, la piazza  principale di Tor Bella monaca. Un luogo nel quale le persone possono fermarsi per socializzare, prendere libri in prestito, sfogliare riviste, giocare, riposare, e ricevere informazioni sulle risorse del territorio. Un centro che promuove iniziative culturali e sociali: dalle letture ad alta voce ai concerti, dalle proiezioni cinematografiche alle mostre.

Cubo Libro è, insomma, uno spazio sociale, un punto di riferimento del quartiere, per il quartiere. Ma non è sempre stato così: l’edificio che ospita Cubo Libro, costruito a fine anni ’90 nell’ambito del un più ampio progetto europeo URBAN per Tor Bella Monaca, è rimasto abbandonato per anni diventando luogo di degrado e di spaccio.

Poi l’occupazione, ad opera di El Chentro Sociale e di altri giovani del territorio, le donazioni di libri da parte di persone del posto, e l’inizio di un dialogo proficuo con il Municipio VI, che ha portato nel 2009 all’affidamento formale del Cubo all’Associazione Culturale Cubo Libro – fortemente voluta da Claudia Bernabucci, che oggi la presiede a titolo gratuito, e che, insieme a un gruppo di giovani professioniste innamorate di Tor Bella Monaca, la porta avanti con abnegazione.

Forum Disuguaglianze e Diversità

Un centro di formazione professionale e sostegno giovanile

Da più di 70 anni il Borgo Ragazzi don Bosco è impegnato a Centocelle al servizio di giovani e famiglie, con particolare attenzione a coloro che vivono situazioni di disagio. Nato per accogliere gli orfani del secondo dopoguerra, risponde oggi ai bisogni dei giovani offrendo un Centro di Formazione Professionale con percorsi nel settore della meccanica, dell’impiantistica elettrica e della ristorazione; un oratorio-centro Giovanile, per il tempo libero e la socializzazione. L’area educativa gestita dall’Associazione “Rimettere le Ali” accoglie i giovani di età compresa tra i 12 e i 25 anni in situazione di disagio conclamato e famiglie in difficoltà, attraverso progetti educativi personalizzati e flessibili. Comprende diverse proposte educative e servizi collegati tra loro quali una casa famiglia, una comunità semiresidenziale, un centro diurno polifunzionale, un centro di consulenza psicopedagogia, un movimento di famiglie affidatarie e solidali, una scuola popolare interculturale.

Forum Disuguaglianze e Diversità

Un laboratorio di educazione, cultura e diritti

ÀP è un progetto educativo, sociale e culturale per il contrasto della dispersione scolastica e il rilancio della periferia promosso da daSud APS a Cinecittà. Nato con la riqualificazione degli spazi inutilizzati dell’IIS Enzo Ferrari nel Municipio 7, ÀP – Accademia Popolare è un hub per scuole, associazioni, artisti, liberi cittadini, un luogo di cultura e un centro di aggregazione aperto a tutti. Uno spazio generativo e inclusivo che ospita uno spazio teatrale di 244 posti; una sala con attrezzature professionali frutto della collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, una biblioteca che ospita – oltre ai volumi della ex biblioteca scolastica – il fondo di fumetti e graphic novel intitolato a “Daniele Magrelli”, la Mediateca su mafie e antimafia “Giuseppe Valarioti”, uno Spazio Bimbi e #RadiodaSud, la web radio gestita dagli adolescenti e rivolta a tutta la città.

Cubo Libro

La frontiera dell’inclusione

Associazione fondata nel 1997, Cooperativa sociale dal 2016, Antropos è da oltre due decenni il punto di riferimento per i bambini e i ragazzi di Tor Sapienza, in particolare all’interno del complesso di case popolari di Viale Giorgio Morandi e di Via Tranquillo Cremona, dove gestisce un Centro di Aggregazione Giovanile e una Ludoteca. Negli ultimi dieci anni Antropos è andata ampliando il proprio raggio di azione al VI Municipio con progetti “community care” e interventi socio-educativi in favore di nuclei familiari, dei giovani e dei bambini in difficoltà. Attualmente gestisce un Servizio per l’integrazione e il sostegno di minori in famiglia (SISMIF), una comunità residenziale per minori, nonché il Punto Luce Torre Maura e lo Spazio Mamme di Save the Children.

Forum Disuguaglianze e Diversità

Un nome, un’associazione tra persone

L’Associazione IF – ImparareFare opera dal 2014 nei territori della povertà educativa avvalendosi di operatori e ricercatori esperti in educazione, formazione, orientamento. Opera, entro contesti di esclusione multifattoriale, per creare ed attuare progetti educativi di qualità per prima infanzia, infanzia, adolescenza nonché per l’accompagnamento di giovani adulti al lavoro. Così, l’Associazione è impegnata a mettere concretamente alla prova, documentare e far valutare modelli innovativi di azione educativa, formativa e di empowerment locale grazie alla co-costruzione, cooperativa e partecipativa, di comunità educanti e  di sviluppo educativo locale insieme a partner attivi nei diversi territori e attraverso la partecipazione di ragazzi, giovani, famiglie, cittadini curando, al contempo, le relazioni con istituzione e ogni agenzia pubblica e privata che abbia le medesime finalità.

Cubo Libro

L’Istituto Comprensivo Melissa Bassi, situato nel quartiere di Tor Bella Monaca, consta di due plessi: il più grande, in Via dell’Archeologia, comprende una Scuola dell’Infanzia, una Scuola Primaria ed una Scuola Secondaria di I Grado; nel secondo plesso, situato a poca distanza in Via Amico Aspertini   ha sede un’altra Scuola Primaria, per un totale di 820 iscritti con una media di 17 alunni per classe.

L’Istituto è presieduto dalla Professoressa Alessandra Scamardella, da poco insediatasi come Dirigente, ma già con idee molto chiare sulla strade da intraprendere per il rilancio della Scuola quale presidio educativo e sociale  del territorio.

Il Piano dell’Offerta Formativa attesta infatti che l’I.C. Melissa Bassi organizzerà le proprie attività in funzione di un’altra irrinunciabile finalità: “l’educazione ad una cittadinanza attiva, consapevole, responsabile, democratica, che faccia crescere negli alunni il rispetto di se stessi e degli altri, una prima conoscenza critica della realtà socio-politica contemporanea, attraverso riflessioni anche semplici su fenomeni epocali quali la migrazione di massa, il rispetto dell’ambiente e il senso di appartenenza alla comunità”. Una Scuola insomma che intende ricoprire un ruolo propositivo attivo per la comunità tutta, oltre che per gli alunni e le loro famiglie.

Cubo Libro

L’Istituto Comprensivo Acquaroni di Tor Bella Monaca è composto dal plesso principale in Via Acquaroni, dove hanno sede i tre ordini di Scuola: Infanzia, Primaria e Secondaria di I grado, e dai plessi di S. Rita – dove ha sede un’altra Scuola dell’Infanzia, e di Via Merlini – con una Scuola Primaria. A frequentare la scuola sono oltre 1000 alunni per circa 60 classi. Il Dirigente Scolastico è Guglielmo Caiazza, proveniente da Salerno ed  insediatosi all’Acquaroni a  fine 2019.

Dal Piano Triennale dell’Offerta Formativa emerge l’attenzione per l’apertura al territorio: “La carenza di strutture socio-culturali che ha caratterizzato il quartiere per molti anni è stata parzialmente migliorata grazie all’istituzione di alcune associazioni di tipo teatrale, culturale e sociale” si legge, “in un tale contesto la scuola costituisce l’unica risorsa come risposta formativa contro corrente”. E di fatto l’I.C. Acquaroni organizza numerose attività integrative curriculari ed extracurriculari – che spaziano dal settore ludico-sportivo a quello linguistico, passando per la prevenzione dei disturbi comportamentali all’attenzione alla lettura, alla tutela ambientale alle iniziative di solidarietà.  La Scuola Acquaroni è divenuta nel tempo una realtà capace di cogliere le opportunità offerte dal territorio, convogliandole al suo interno attraverso la collaborazione strutturata con le realtà  attive nella promozione educativa nella sua accezione più ampia.