Sosteniamo l’educazione all’aperto

Numerosi sono i benefici documentati dell’“educazione all’aperto”, un insieme di teorie e pratiche educative scolastiche ed extrascolastiche che individua nell’ambiente esterno il luogo privilegiato della formazione, e offre alle scuole l’occasione per rinnovare la didattica trasformando il territorio in un grande campo educativo. In questa direzione si muove il progetto “Praticare la città!”, un particolare modello di educazione all’aperto sviluppato nel quartiere Tuscolano di Roma dall’associazione ÀP – Antimafia Pop Academy.

Frutto di un’esperienza pluriennale in alcuni istituti scolastici della periferia di Roma est, nonché di una prima sperimentazione svolta in piena pandemia (all’interno del nostro programma Tornasole), Praticare la Città! offre oggi una proposta strutturata e sistemica di outdoor education a una decina di classi dell’IC Rita Levi Montalcini, sviluppata con il sostegno di Fondazione Paolo Bulgari e Fondazione Enel Cuore.

L’iniziativa supporta il lavoro di docenti e insegnanti con l’obiettivo di rendere l’apprendimento più vivo, inclusivo e partecipato, e di contribuire alla costruzione di una comunità educante radicata nel territorio.

 

La città come aula, la relazione come metodo

Al centro della proposta progettuale, c’è una scelta pedagogica precisa: imparare facendo esperienza, dentro e fuori la scuola. L’educazione all’aperto diventa così un dispositivo educativo capace di:

  • promuovere autonomia, cooperazione e cittadinanza attiva;
  • sviluppare intelligenza emotiva e relazionale;
  • ampliare gli spazi della scuola e trasformare il territorio in una risorsa educativa;
  • superare modelli didattici trasmissivi attraverso l’apprendimento esperienziale (ciclo di Kolb).

Roma – con i suoi quartieri, le piazze, i luoghi della memoria e le storie che custodisce – diventa un’aula a cielo aperto, un laboratorio urbano dove crescere, esplorare, agire, osservare e riflettere. Tutto questo grazie a un team di educatrici ed educatori che lavorano in residenzialità scolastica, al fianco di docenti e studenti, per costruire processi duraturi e condivisi.

 La pratica educativa: co-progettare, esplorare, trasformare

Il progetto si fonda su quattro pilastri operativi:

  • Co-progettazione educativa con docenti e scuola: educatori e insegnanti progettano insieme attività, uscite, percorsi interdisciplinari e nuovi ambienti di apprendimento. L’obiettivo è costruire modalità replicabili che restino alla scuola nel lungo periodo.
  • Residenzialità educativa quotidiana: la presenza continuativa degli educatori permette di ascoltare i bisogni, intercettare fragilità, attivare dinamiche di gruppo positive e sostenere studenti e docenti nella gestione della quotidianità scolastica.
  • Didattica alternativa e apprendimento esperienziale: esplorazione urbana, narrazione del territorio, linguaggi creativi e attività non formali diventano strumenti per promuovere inclusione, benessere, protagonismo giovanile e attivazione civica.
  • Documentazione narrativa e ricerca partecipata: da un lato, docenti, educatori e studenti costruiscono insieme una memoria collettiva delle attività attraverso foto, video, racconti e produzioni multimediali. Dall’altro, una ricerca scientifica partecipata supporta l’analisi dei risultati e la validazione del modello.

Verso una scuola a indirizzo “Outdoor Education”

L’ambizione del progetto è quella di poter contribuire alla nascita di un modello di scuola ad indirizzo “Outdoor Education”, capace di integrare stabilmente pratiche didattiche innovative e un nuovo rapporto con il territorio, rispondendo alle trasformazioni sociali e alle sfide educative del presente. Per una scuola che esce, esplora e si apre. Per una scuola che si fa comunità e che pratica la città per formare cittadine e cittadini consapevoli, solidali e liberi.

Chi ha tentato qualche esperienza non banale di uscita dalla scuola sa bene che i progetti di utilizzazione dell’esterno sono frutto di accordi anche con le persone che lavorano nelle realtà esterne, richiedono una lunga e accurata preparazione che riguarda non meno necessità organizzative che problemi culturali. Le esperienze educative fuori dalla scuola, guidate da un piano, sono la conseguenza necessaria di quella che ho definito, non autosufficienza educativa della scuola e degli insegnanti. Tutto questo autorizza a considerare la scuola come un sistema formativo allargato”.

Francesco De Bartolomeis, Fare scuola fuori della scuola, 1983

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