Dopo mesi di paziente lavoro procedurale, dal 12 aprile è finalmente online sul sito del Comune l’Avviso Pubblico per la riqualificazione di Largo Mengaroni. Prende così ufficialmente avvio l’iter del cantiere educativo CRESCO per la creazione di una nuova vera piazza attrezzata a Tor Bella Monaca. Nel frattempo, su Facebook e Instagram CRESCO ha iniziato a raccontare il progetto e la comunità educante del quartiere. Ecco come.

(Auto)Ritratto corale di una comunità educante

Immaginare il racconto “pubblico” di un progetto come CRESCO e del territorio su cui insiste significa confrontarsi con un oggetto bello ma fragile, da maneggiare con cura. “Cantiere di rigenerazione educativa: scuola, cultura, occupazione”, già il nome basta per rendere l’idea delle possibili insidie. Gli elementi in gioco sono tanti, ruvidi e affascinanti al tempo stesso, potenzialmente esplosivi, sia in positivo che in negativo. C’è un cantiere urbanistico, che interviene in maniera profonda sull’unica vera piazza di un grande quartiere popolare. C’è un cantiere didattico, che, rinnovando gli spazi esterni di una scuola, entra nel dibattito sulle pratiche educative. C’è un cantiere sociale, che ambisce a fornire concrete occasioni di formazione professionale. Infine, intorno e dentro a tutto questo, c’è Tor Bella Monaca, con tutto il suo bagaglio di comunicazione mainstream, che ne ha compresso il vocabolario alla sola area semantica del degrado.

Buoni propositi e regole del gioco

Come si fa a raccontare tutto questo? I possibili “scivoloni” sono molti. Da una parte, il rischio dell’approccio autocelebrativo e colonizzatore: ecco i benefattori che salvano la borgata brutta, sporca e cattiva. Dall’altro, il pericolo di farsi risucchiare in una retorica bipolare, che immagina una periferia freak, abitata solamente da fenomeni da baraccone, eroi o mostri. Così ci si perde tutto quello che sta in mezzo, cioè la complessità della normalità, il grigio e tutti gli altri colori.

Quindi? Resa incondizionata? Non è detto. In assenza di formule miracolose e bacchette magiche, si può provare ad autoimporsi delle regole, a formulare dei buoni propositi per l’anno che verrà. Nel caso di CRESCO, le buone pratiche da utilizzare nel racconto coincidono con i valori del progetto stesso: partecipazione, coralità, orizzontalità. A questi tre cardini, poi, se ne aggiunge un quarto, squisitamente comunicativo, cioè l’integrazione tra linguaggi diversi: video, foto, testi, produzioni social. Ora, stabilite le regole, si può iniziare a giocare.

Mettere al centro la comunità educante

Se racconto corale e orizzontale deve essere, è bene che queste caratteristiche affiorino fin dalla scelta del protagonista: la comunità educante di Tor Bella Monaca. Non una singola voce, quindi, né un’entità “astratta” come CRESCO, ma l’insieme dei volti e dei pensieri di coloro che partecipano concretamente alla vita del quartiere e dei suoi abitanti, allo sviluppo sociale e culturale. Una comunità educante intesa in senso ampio, che abbraccia la scuola, in tutte le sue componenti, ma anche le realtà associative locali e le differenti esperienze di autorganizzazione. Si potrebbe quasi parlare di un “quartiere” educante.

Questo mosaico di contributi emergerà principalmente attraverso una raccolta di ritratti fotografici accompagnati da interviste. L’obiettivo della macchina fotografica, però, non si soffermerà mai sul singolo ma sarà sempre più largo, per includere anche il suo contesto di azione. Allo stesso tempo, nelle interviste si mescoleranno racconto personale ed elaborazione educativa. In questo modo, ogni membro della comunità educante entrerà in connessione con gli altri, in un ideale scambio di opinioni che animerà un vero e proprio dibattito sui temi salienti che attraversano CRESCO.

Ai canali social, infine, verrà affidato il compito di scomporre e ricomporre tutto questo materiale narrativo, rendendolo un flusso vivo e scorrevole, capace di seguire differenti linee di sviluppo e di rendere progressivamente meno invadenti i narratori e più evidenti i narrati. Così l’insieme di tanti ritratti si trasformerà in un selfie di gruppo. L’autoscatto della comunità educante di Tor Bella Monaca.