Anno 1983. TorBellaMonaca Nuova sta ancora sorgendo. Su via Quaglia svettano già i profili imponenti delle torri del complesso R8. Dall’altro lato della strada, invece, non c’è nulla, uno spazio non edificato separa il quartiere in divenire dalla vecchia borgata, palazzoni di quattrodici piani che diventeranno sovraffollati condomini contro casette basse e spesso unifamiliari. Simona, i suoi genitori e sua sorella più piccola sono tra i primi assegnatari delle case popolari appena costruite. Vengono da Quarto Miglio, da un appartamento molto piccolo nascosto in un seminterrato. “Allora avevo solo sette anni e l’impatto con la zona è stato bellissimo”, racconta oggi Simona, che ancora vive nell’R8, “perché casa era nuova, tutto era nuovo, c’era molto verde e nei palazzi il clima era bello, solidale”.

Un quartiere a metà tra metropoli e provincia

La Tor Bella Monaca che si fa strada nei suoi ricordi ha l’aspetto spigoloso di un moderno quartiere metropolitano ma l’animo caldo di un borgo di provincia. “C’era un signore che passava con il furgoncino del forno e ancora mi ricordo il sapore di quel pane buono, di quella pizza croccante; poi c’era il camioncino di Vitti con i gelati, che arrivava con la sua musica e si fermava ai piedi delle palazzine”. I negozi, infatti, verranno creati solo alcuni anni dopo, così come molti servizi essenziali. Nel frattempo, Simona cresce, frequenta la scuola di via Merlini, ribattezzata ‘scuola rossa’ per distinguerla da quella ‘bianca’ di via Acquaroni, e stringe nuove amicizie. “Anche di quel periodo ho bei ricordi”, sottolinea, “perché il quartiere sembrava migliorare, almeno per come lo vivevo io”. Eppure, in quegli stessi anni, la fama di Tor Bella Monaca scivola inesorabilmente verso il basso, verso lo stereotipo in cui è ancora oggi intrappolata. Il problema è così evidente da costringere spesso chi abita qui a mentire. “Noi dicevamo di abitare sotto Frascati; oggi invece non ho più problemi a dire la verità, ma il pregiudizio ancora esiste”.

Goodbye Tor Bella Monaca

A volte, purtroppo, il pregiudizio è più forte del giudizio, il cliché più incisivo della realtà. Si innescano, così, perversi meccanismi di trascinamento verso il basso, profezie che si auto avverano e fiaccano anche gli animi più resistenti. “Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti”, canta Caparezza in Goodbye Malinconia. Il rapper pugliese parla dell’Italia ma le sue strofe si adattano bene anche a Tor Bella Monaca, la cui cattiva nome finisce per allontanare anche chi ci vive da anni. “Chi può va via, molta gente della vecchia guardia se ne è andata”, afferma dispiaciuta Simona, “e anche io e il mio compagno ci stiamo pensando, seppur a malincuore”. La causa scatenante di questo pensiero si chiama Federico, loro figlio. “Quando hai un bambino pensi anche al suo domani e qui purtroppo ne abbiamo viste troppe di persone che si sono perse”. Nonostante i timori, però, Simona non rinuncia a far vivere a Federico il quartiere. “Lui frequenta il Cubo Libro, il Polo ex Fienile, la Parrocchia Santa Rita – Tor Bella Monaca RM per il catechismo.” Tutte realtà di cui riconosce il valore educativo e l’impegno tenace, anche se troppo spesso non ripagati a sufficienza dai numeri della partecipazione. “Siamo sempre gli stessi, perché molti genitori, se possono, portano i figli da altre parti e non gli fanno vivere Tor Bella Monaca; questo è un peccato, perché invece dovrebbero emergere proprio loro”.

La “nostra” piazza

Emergere, secondo lo sguardo di Simona, significa anche riappropriarsi di spazi pubblici a cui ormai gli abitanti della zona sembrano aver rinunciato, in tutto o in parte. Come Largo Mengaroni, ad esempio, una piazza dal grande potenziale ma attualmente non sfruttata appieno. “Nessuno la considera propria competenza; l’AMA non ci passa, il servizio giardini si vede una volta ogni tanto”. E poi c’è il problema dei motorini, che la utilizzano come pista. “Ci sfrecciano in continuazione, senza preoccuparsi per niente; è come se volessero far capire che quella è la loro zona e anche se noi siamo lì loro ci controllano; spero davvero che con il progetto cresco le cose cambino”. In attesa dei lavori, però, Simona ha scelto di non rimanere con le mani in mano e ha organizzato un piccolo gruppo di volontari che si prendono cura, a proprie spese, della piazza e delle aeree circostanti. “Cambiamo i sacchi della spazzatura nei cestini”, spiega, “togliamo l’immondizia da terra e abbiamo piantato anche alcuni alberi; ci tengo molto a mantenere la piazza pulita, perché è nostra, ci giocano i bambini, ci portiamo i cani, ci passeggiamo”.
Simona abita a Tor Bella Monaca da quasi 40 anni, è mamma di Federico e attiva nel quartiere con iniziative di pulizia e cura degli spazi comuni e delle aree verdi.