Nell’ideale topografia di un istituto scolastico, le postazioni dei collaboratori (quelli che una volta si chiamavano bidelli) andrebbero segnalate come snodi nevralgici. Cattedre di vedetta, istituzionali ma non troppo, abitano una terra di mezzo educativa, che si fa strada tra la formalità dell’insegnamento e l’informalità dell’ambiente familiare. Bruna Alberico è in campo da quaranta anni. “Però mò me ne vado in pensione, perché non sto bene fisicamente”. Ha iniziato a lavorare in una scuola di Montesacro, ma già a metà degli anni ‘80 si è spostata a Tor Bella Monaca. Prima l’asilo di via Mitelli, poi le elementari della Melissa Bassi, infine le medie, nello stesso plesso.

Gli anni ’80, le lotte per la casa e quelle per la scuola

“Vivevo a Casal Bertone, ero occupante; nel 1984 ci hanno assegnato la casa popolare e ci hanno fatto scegliere tra Tor Bella Monaca, Pietralata e Rebibbia”. Nel suo racconto, quindi, vita privata e lavorativa si intrecciano inevitabilmente con l’inizio della storia di un tumultuoso quartiere popolare. Se Bruna lascia andare i ricordi, ne fuoriescono immagini di strade non asfaltate, attraversate da (pochi) mezzi pubblici e da (molti) camioncini di venditori ambulanti. Ma saltano fuori anche le lotte dei genitori per avere più posti nelle scuole per i loro figli, le manifestazioni, le occupazioni. “Le classi erano pienissime, addirittura si mettevano dei tramezzi nei corridoi per fare altre aule”. È l’istantanea di una periferia che si è auto costruita attraverso faticose conquiste.

Un piccolo confessionale

Torniamo, però, alla cattedra di Bruna, posizionata strategicamente accanto alle scale, di fronte a un lungo corridoio su cui si affacciano le aule. Un osservatorio privilegiato. “Di ragazzini ne ho visti passare di tutti i tipi. Alcuni parlano molto, ti confidano tutto, soprattutto se gli è capitato qualcosa, magari a casa. Li vedi proprio che hanno bisogno di sfogarsi. Io me ne accorgo dal viso, perché hanno un atteggiamento differente. Allora gli dico: vieni qua? Ch’hai fatto? Che t’è successo? E loro parlano. Non lo so come mai, forse perché sono di zona, forse per come mi presento.” Praticamente, un piccolo confessionale. Ma anche uno spazio capace di accogliere e tranquillizzare gli alunni più irrequieti, che faticano a stare fermi in classe per tante ore. Bruna li prende con sé e gli fa passare il tempo con qualche partita a carte o con il gioco dell’oca. Il risultato? “Me vonno bene, me vonno bene tutti qua”. Eppure, Bruna sa anche essere severa, tanto da essersi meritata il soprannome di “carabiniera”. “Io per i bambini me ne moro, però gli do anche delle direttive; sono espansiva come persona però quando dico una cosa è quella, se dico basta è basta”.

Questo lavoro mi ha cambiata

Adesso, ad esempio, basta lavorare, è ora di riposarsi. Certo, il pensionamento non è indolore. “Mi dispiace, perché a me piace questo lavoro e questa è stata una famiglia, però non ce la faccio più”. Ai problemi di salute si aggiunge la fatica di aver cambiato quartiere e di doversi fare, ogni giorno, 20 chilometri per arrivare a scuola e altrettanti per tornare a casa, costringendo il marito ad alzarsi molto presto la mattina. Bruna, però, se ne va soddisfatta di essere stata una collaboratrice scolastica per 40 anni. “Il lavoro mi ha insegnato un sacco di cose e mi ha fatto fare parecchie esperienze; mi ha cambiato anche il carattere, perché prima ero molto chiusa come persona”.

Bruna Alberico fa parte del personale ATA dell’Istituto Comprensivo Melissa Bassi di via dell’Archeologia, a Tor Bella Monaca.